I miei spazi. I miei tempi. La mia solitudine.

Forse ho imparato troppo presto a cavarmela da sola, forse è stato tutto più grande e più veloce di me… e più passa il tempo, più me ne rendo conto: perché la mia solitudine è diventata la mia vera forza.
E’ diventata la mia arma di difesa e di attacco.

Ho imparato a rialzarmi da sola, presto, e tutte le volte che è stato necessario.
Non ho mai chiesto aiuto e, se l’ho fatto, era perché ne sentivo davvero la necessità… Ma chiedere aiuto fa ancora più paura che cavarsela da soli, perché dall’altra parte potresti incappare in un rifiuto o in un’altra delusione.

E allora vado avanti, da sola: testa alta, spalle dritte e petto in fuori. Sono forte. Lo so, perché sopravvivo ogni volta, perché ho imparato ad avere i miei tempi, a darmi i miei tempi, perché ho imparato ad avere i miei spazi e a custodirli con cura e gelosia, perché ho imparato a dare fiducia e a toglierla, anche se fa male, perché ho imparato a prendere delle decisioni e a sopportarne le conseguenze.

Crescendo però, ho notato che mi sono indurita parecchio e vedo diversamente le cose. Mi allontano ancora di più e mi chiudo nel mio mondo: ho imparato a conoscerlo, a comprenderlo, ad accettarlo… per quanto difficile. E ogni cambiamento o invasione esterna destabilizza: fa dare di matto, fa innervosire, opprime, soffoca.

E nella mia solitudine ritrovo la mia pace.

Sono riuscita, con fatica, a creare un certo equilibrio precario e non permetto a niente e nessuno di distruggerlo o anche solo di smuoverlo un po’. Ma poi arrivano quei momenti, quelle persone, quelle situazioni che ci provano a tutti i costi ad entrare… e sono lì che tentenno: apro o no la porta?
Potrebbe farmi male. Ma potrebbe farmi bene. Sono lì, che guardo e scruto, domando e ipotizzo.

… ma se arriva con dolcezza, con un sorriso, bussando piano piano… allora forse uno spiraglio lo lascio, perché ho voglia di sentirmi felice, di provare qualcosa di nuovo…

… ma se arriva di prepotenza, se vuole entrare a tutti i costi, se torna dal passato con la stessa irruenza con cui se n’era andato, mi barrico dentro e tiro su muri ancora più alti per non farlo entrare.

“Spesso a questa dimensione viene attribuita una connotazione negativa; la solitudine è, in apparenza, un atteggiamento contrario agli ideali di socialità e di interazione tipici dell’essere umano. Tuttavia, c’è un interessante aspetto da considerare. Chi sa stare solo con se stesso, chi si sente bene in compagnia del proprio mondo interiore, avvolto da un flusso rilassato di pensieri ed emozioni, riesce ad affrontare meglio le situazioni stressanti e ansiose.”

La mia solitudine, ma la solitudine in generale, spesso viene vista in maniera negativa, incomprensibile… E invece è tutto il contrario: chi sa stare da solo e ama stare da solo, impara a conoscersi, a capire i propri sentimenti, a rispettarsi. Impara e decide con chi vuole passare il proprio tempo proprio perché lo desidera e non perché ha bisogno di riempire un vuoto.

Il vuoto riempitelo con la cioccolata e non con le persone: la serotonina funziona uguale e non farete del male a nessuno.

Le persone bisogna sceglierle, rispettarle e amarle. Non usarle.

Imparare a stare da soli, con se stessi, credo sia una delle sfide più difficili, ma se ci riuscite, ne rimarrete sorpresi. Sorpresi da quanto potreste godervi meglio tutto il resto.

Amo la mia solitudine, amo i miei spazi, amo i miei tempi e continuerò a difenderli e a conservarli sopra ogni altra cosa. Chi mi conosce sa quand’è il momento di avanzare o di indietreggiare, sa quando la porta è aperta o sigillata, sa benissimo che, allo stesso tempo, sono la prima a fare le stronzate o ad organizzare aperitivi, feste and co.

Date tempo e spazio agli altri.
Datevi tempo e spazio. A voi stessi. Per voi stessi.

Le relazioni con gli altri saranno nettamente migliori. Vere. Sincere. Libere.

Imparate e vivete la vostra libertà. Libertà di decidere chi siete, come esserlo e con chi esserlo. Libertà di essere chi siete davvero, senza inutili freni o paure. La vostra libertà finisce solo nel momento in cui invadete quella dell’altro. Siate empatici: capite cosa c’è dall’altra parte, ascoltate, provate a capire… reciprocamente. La libertà è anche questo: essere in grado di essere se stessi senza far del male all’altro. Se non potete migliorare le giornate agli altri, almeno non create problemi.

Solitudine.
Libertà.
Empatia.
Rispetto.

Apparentemente parole lontane tra loro, ma perfettamente in sintonia e in armonia tra loro.
Un equilibrio che potrebbe davvero farvi vivere meglio.

Io ci provo. Sempre.

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