Dolore e scrittura: come alleggerire il cuore.

“Date parole al vostro dolore altrimenti il vostro cuore si spezza”. – Shakespeare –

Le parole servono a dare un nome, un significato… a prendere piena consapevolezza. Ho sempre odiato parlare di me e di come sto, in compenso, però, ho sempre scritto. Scritto per raccontare, per ricordare, per appuntare… scritto, scritto e ancora scritto. E credo che non smetterò mai di farlo.
Dai diari di scuola ai post-it, dalle agende ai fogli sparsi qua e là. Scrivere è sempre stato un mio modo di essere. Nemmeno una passione: troppo riduttivo.
Un’estensione di me. Ho sempre amato questo di me.

Scrivere per ricordare.
Scrivere per capire.
Scrivere per sfogarmi.

Scrivo appunti di ogni genere, liste di cose da fare e fatte, desideri, idee… su ogni supporto, in ogni momento. Mi viene in mente qualcosa e devo appuntarla, subito. Ho paura che scappi via e non voglio.

Negli anni, ho accumulato quaderni pieni di aforismi, citazioni, parti di libri: amo leggerli e appuntarli per tenerli con me. Frasi che parlano di tutto: amore, amicizia, famiglia, lavoro… Quando li incrocio per caso, li leggo e devo in qualche modo catturarli, farli miei. Ho sempre avuto una pessima memoria e l’idea di scrivere è come se mi avesse sempre fatto un po’ da cuscinetto a questa mancanza.
Scrivo, scrivo… poi con l’arrivo di internet mi sono data ai primi blog.
Il primo in assoluto era su msn… che ormai penso sia perso nell’etere proprio come la famosa chat.

Poi è arrivato wordpress. Ho iniziato ad usarlo per lavoro e per prenderci più confidenza, ho aperto un blog.
Ho iniziato a scrivere qui, dove i miei pensieri, alla fine, potevano leggerli un po’ tutti e, magari riconoscersi in me. O forse no. Magari li scrivo e li leggo solo io… chissà. Non mi importa. Io scrivo per me. L’ho sempre fatto. E piano piano ho superato i 400 articoli, senza contare tutte le bozze che sono lì in attesa di essere sviluppate… tipo questa: bozza del 2016. Già… era lì che covava e aspettava il momento giusto per nascere.

Ho sempre scritto per esternare ciò che ho dentro, per dare una forma al fiume in piena che travolge la mia testa e mi incasina i pensieri.
Ho scritto per amore, ho scritto per delusione, ho scritto per gli amici, ho scritto per chi non c’è più.

Ho scritto per dolore. Sì, ho scritto tanto per dolore. Perché penso che un pochino mi aiuti a scaricare tutto ciò che mi tormenta dentro. Certamente non è la soluzione, ma lasciare che i miei pensieri scorrano veloci sulla tastiera mi dà una sensazione di liberazione e svuotamento. Magari momentaneo, ma un po’ funziona.

E’ un po’ come la citazione di Tenco:
“Perché scrivi solo cose tristi?” – “Perché quando sono felice, esco.”

Ed in fondo è così. Difficilmente raccontiamo le cose belle, quelle ce le godiamo al momento, fino all’ultimo secondo. Ma le cose tristi, sono lì, che ti tormentano e allora vuoi dar loro sfogo… in qualche modo. Ogni tanto alterno e magari disegno, coloro o mi butto sul fai da te. Ho comunque bisogno di tenere impegnata la mia mente. Solo che scrivendo, magari riesco a ragionare meglio…

Ho sempre preferito scrivere a mano però. Mi dà una sensazione diversa, uno strano appagamento che mi rimpie. Ecco, mi svuoto di pensieri, ma mi riempio di sensazioni, di momenti, di altro. Forse è proprio la manualità, la gestualità, il rito che c’è dietro che mi porta in altri posti.

Quindi, provateci!
Se l’avete sempre fatto, forse un po’ capite ciò che sento.
Se non l’avete mai fatto, vi consiglio almeno di provarci. Potreste rimanerne davvero affascinati.
Scrivete per voi, per ascoltarvi meglio.

Non è necessario lanciarsi con un blog, sui social o con un libro. Un passo alla volta, come tutte le cose.
Io ne sono l’esempio: amo scrivere da sempre. Ne ho fatto anche un lavoro. Ma non ho mai trovato il coraggio di lanciarmi nel mondo dei libri: un po’ per vergogna, un po’ per continua autocritica. Ho tantissimi appunti su argomenti e storie diverse… ma sono lì. Forse attendono di crescere o forse rappresentano solo momenti.

Chi lo sa… prima o poi, magari, mi lancerò in questa avventura.
Per ora però, scrivo ancora per me.
E per chi, ogni tanto, mi segue.

 

 

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